Storie della famiglia

Gianantonio Pellegrini Cislaghi, l’avvocato appassionato di storia cui è intestata la Fondazione ha portato nel nome, per tutta la sua vita, il ricordo di un altro, precedente Gianantonio Pellegrini Cislaghi. Questi sarebbe stato suo zio paterno, essendo il fratello maggiore di Giorgio.

Gianantonio Pellegrini Cislaghi 1928-1944

Quindicenne, studente milanese di quinta ginnasio presso l’Istituto Zaccaria dei Padri Bernabiti, Gianantonio Pellegrini Cislaghi sfolla a Pallanza con la famiglia. Entra in contatto con le formazioni partigiane operanti in Val d’Ossola e in Val Grande ma decide ben presto di partire per il sud. Di nascosto dai genitori, cui lascia una struggente lettera di saluto, il 27 gennaio del 1944, Gianantonio parte alla volta di Roma per raggiungere l’Esercito regolare di Liberazione. Non riuscendo a passare le linee, entra in contatto con il Centro Militare Clandestino del colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, di cui è parente. La madre del colonnello è infatti la figlia di Maria, sorella del nonno paterno di Gianantonio. Giuseppe Cordero di Montezemolo non si meraviglia della giovane età di Gianantonio, lui, nell’estate del 1818, si era arruolato volontario nel Regio Esercito all’età di 18 anni.

A Poggio Mirteto

Viene quindi inviato verso la zona laziale di Poggio Mirteto, in cui si erano organizzati militarmente gruppi di giovani appartenenti ai GAP romani e della Sabina.

Il 7 aprile del ’44 Gianantonio  viene ferito nella battaglia contro nazisti e fascisti nella località San Valentino di Poggio Mirteto. Catturato, è rinchiuso dapprima in una rimessa e poi, come risulta, dall’Atto di Consegna del Detenuto, viene spostato nel carcere presso Santa Scolastica a Rieti. Il documento indica che il giovane reca, sulla mano sinistra, una ferita di arma da fuoco e riporta che deve restare a disposizione del comando tedesco. Nella notte tra l’8 e il 9 aprile, domenica di Pasqua, Gianantonio Pellegrini Cislaghi, con altri 14 partigiani, rastrellati e incarcerati nei giorni precedenti in tutto il territorio reatino, viene prelevato per ordine del capo della provincia di Rieti Ermanno di Marsciano e consegnato ai tedeschi. Senza alcun processo i 15 uomini sono fucilati nella contrada della piana reatina di Quattro Strade. I corpi vengono occultati in una fossa comune, una grande buca provocata da una bomba d’aereo.

Il ritrovamento

Solamente 3 mesi più tardi, grazie alle indicazioni fornite da lavoratori locali che avevano notato soldati tedeschi impegnati presso la buca, il 13 luglio 1944 vengono  intrapresi lavori di scavo. Sono quindi riesumati i corpi di 15 persone, e avviate complesse e drammatiche opere di riconoscimento. Nel dettagliato rapporto redatto dal capitano Leo Messina, inviato alla Commissione dell’Alto Commissariato per i delitti di Guerra, presieduto da John Chepman, 10 vittime dell’eccidio, passato alla storia come le “Fosse Reatine” risultano riconosciute. Tra questi, Gianantonio Pellegrini Cislaghi.

Il 9 aprile 1945, primo anniversario della strage, viene eretto un cippo.   Nel 2004, per iniziativa dell’Anfim (Associazione nazionale famiglie italiane martiri) di Leonessa, viene eretta una stele.

La scuola dedicata

Molti dopo, l’8 aprile 1989, in occasione dell’annuale ricorrenza dell’eccidio, gli alunni della scuola elementare di Quattro Strade hanno chiesto alle autorità competenti che la scuola, priva di una denominazione, venisse intitolata alla vittima più giovane di quel tragico eccidio. È così nata la Scuola Elementare Statale Gianantonio Pellegrini Cislaghi.

Bibliografia

Renzo di Mario, Le Fosse Reatine. Memorie della Resistenza Sabina, Rieti 2001

Rodolfo Palieri, Oltre il lager,  Filippo Palieri un eroe cristiano nell’inferno di Wietzendorf, Cescat Onlus 2005

Sabina Sgueglia della Marra, Montezemolo, Giuseppe Cordero Lanza di, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 76, 2012